domenica 18 maggio 2014

Milano: TULIP, una favola noir

Quella mattina Aristide, il gatto decano della colonia, si svegliò con il codone grosso ringhiando come un ossesso. Aveva fatto un brutto sogno, di quelli che lo lasciavano stonato tutto il giorno. Era un gatto sciamano, prevedeva fortuna e sventura, era capace dal movimento delle foglie di conoscere l’ora esatta in cui avrebbe piovuto, così come sapeva cosa il ragionier Brambilla portava per pranzo nella schiscetta ascoltando come chiudeva il portone di casa. –Uhmmm, oggi minestrone, i vetri han vibrato tre volte- disse quella mattina, cercando di distrarsi dal malessere che il sogno gli aveva provocato. Tutto inutile, però: la brutta sensazione continuava a pervadere tutti i peli della coda. Decise di andare a vedere come stava Cesira, la gatta tricolore, quella che, da quando aveva sentito parlare del barcone dei gatti di Amsterdam sognava l’Olanda e aveva battezzato i figli Tulip, Gouda e Edamer . – Cesira, Cesira, ho fatto un brutto sogno, arriverà una catastrofe, ne sono sicuro- Cesira, da gatta moderna qual era, dava poco conto ai proclami di sventura del vecchio, per cui con un’alzata di spalle continuò a chiacchierare con Domitilla la gatta della portinaia che ogni tanto le faceva da babysitter quando lei andava a caccia di topi nei vicoli vicini. Dimenticò il vecchio Aristide, che con un brivido lanciò un’occhiata preoccupata ai gattini che giocavano nei cespugli e si allontanò, cercando un riparo. Calò la sera, arrivò la notte e con essa le ombre oscure della città con i suoi rumori. Uno più forte degli altri si avvicinò, un’auto enorme passò, con i fari sciabolò i cespugli in cui Cesira e i gattini riposavano e inquadrò gli occhi della gatta. Tornò indietro, si fermò. Un Omorco enorme, cattivo e puzzolente scese dall’auto, spazzò con un bastone le aiuole e scoperchiò la tana dove si erano rifugiati i mici. Con una diabolica risata, mentre la gatta e i suoi piccini cercavano di fuggire, si chinò, prese il più piccolo dei micetti per la coda e lo buttò nell’auto. Risalì e sgommando ripartì. Cesira urlava e urlava, ma a nulla servirono i suoi miagolii strazianti e il suo pianto: Tulip era perduto per sempre…….Il gattino, terrorizzato aveva tentato di farsi ancora più piccolo, ma dopo un breve viaggio venne riagguantato senza troppi complimenti,scaraventato fuori dalla macchina e lanciato su un tavolo :- Argh, argh, argh! Per cena gatto arrosto! Che prelibatezza!- Ghignava l’Omorco, mentre affilava i suoi coltelli. Prese il gattino, ma questo riuscì a divincolarsi e a mollare un morso a quella mano crudele con tutte le sue forze. –Maledetto! Mi sto dissanguando!- L’Omorco, tenendosi la mano ferita, con un calcio sbattè il povero micino contro un muro, dove rimase esanime. Sbattendo la porta, il mostro uscì dalla casa. Tulip rimase immobile in terra, un dolore tremendo gli pulsava in tutto il corpo. Ma una mano, ruvida, ma più gentile di quella dell’Omorco lo raccolse da terra, lo mise in una gabbietta e con cautela, lo portò all’aperto. –Non posso fare altro per te, piccolo amico. Che la tua vita sia salva- La moglie dell’Omorco, una donnetta striminzita e curva, lo posò davanti ad un cancello e, silenziosa come la notte, scivolò via. Tulip rimase lì finchè non fece giorno, chiuso nella gabbia. Non aveva la forza nemmeno di piangere, il dolore, un dolore immenso continuava a riempire il suo piccolo corpo. Continuava a fissare il cancello, che dopo molto tempo, finalmente si aprì. Ne uscì una donna, che, quando vide la gabbietta con dentro quel piccolo esserino, si bloccò. Guardò meglio, prese la gabbietta e corse dentro. Tulip sentì che chiamava aiuto, e poco dopo, quasi volando, si presentò un essere circonfuso di luce –Sono la fata Florence, caro micetto, cosa ti hanno fatto? Piccino mio…….- La fata prese Tulip tra le mani da cui emanava un raggio di luce e iniziò a carezzarlo. Il dolore si placò, come la marea dopo un giorno di tempesta. Tulip si addormentò, sognando il barcone di Amsterdam, di cui mamma Cesira parlava sempre………..- Te lo prometto,mamma, troverò gli stivali delle sette leghe e ci andrò, anche per te- .Tulip non ha incontrato la fata che lo ha guarito in un battibaleno. Ha dovuto sopportare un’operazione importante per le ferite che l’Omorco gli ha inflitto. Ha avuto un decorso operatorio impegnativo che lo ha costretto all’immobilità per settimane. Non troverà mai gli stivali delle sette leghe e non andrà mai ad Amsterdam, ma una casa sì, quella la troverà. E vivrà felice e contento, dimenticando gli Orchi.Tulip ha circa 4 mesi, dolcissimo e super coccolone! Adottabile a Lecco, Milano, Brescia dopo colloquio preaffido e firma del modulo d'adozione.NO giardino, cortile o piano terra.Info: BARBARACell: 338.6924474 
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Roma: MIRANDA e l'amico della Luna (adozione del cuore)



Una notte la Luna andò sulle nuvole dove giocavano i micetti ancora non nati. Dovete sapere che è lei che tiene il registro delle nascite e, tutte le sere di primavera mette i gattini tutti in fila e, uno alla volta, li deposita delicatamente vicino alle loro mamme. Anche quella sera le cose andarono così. Tutti i micetti scesero lungo lo scivolo del raggio di Luna e atterrarono accanto alle loro genitrici. Tutti tranne una. Questa era una micina ribelle ed irrequieta, che mal sopportava di dover sottostare agli ordini di qualcun altro: si chiamasse Luna, Stella o Sole, la micina per principio aveva la pessima abitudine di non rispettare nessuno e non si sognava di obbedire neppure se glielo avesse comandato il Capo Generale del Creato in persona. Anche quella volta tanto si ribellò, tanto si dimenò, mentre scendeva dal raggio luminoso, che scivolò e cadde molto lontano dal luogo dove sarebbe dovuta arrivare. Si rialzò tutta ammaccata e dolorante, mentre la Luna, dall'alto del cielo buio, accorgendosi di averla perduta, per la gran tristezza si oscurò e fece piangere il cielo. La micina rimase al buio, sotto ad un enorme cavolo che la riparava dalla pioggia. Cercò di rintanarsi sotto alle grandi foglie, smarrita e spaventata. Ma un cavolo non può diventare una casetta confortevole per un micetto appena nato, per quanto si possa sforzare non può dare calore o cibo. La piccola micina lo comprese, ma era troppo piccola per poter andare all'avventura nella notte nera nera. - Dunque, pensiamo, cosa posso fare? Camminare non posso, le mie zampe son troppo piccole. Volare neppure, non ho più le ali. Strillare? Ecco sì! Questo posso farlo! Sulle nuvole tutti si tappavano le orecchie con le zampe quando mi ci mettevo! La Luna mi sentirà e tornerà a riprendermi- Per cui, alzando il musino verso le nuvole, iniziò a miagolare con tutta la forza dei suoi piccoli polmoni. -Luna, Lunaaaaa, sono qui! Vieni a prendermi!!- La sua voce salì e salì, oltre le nuvole. La Luna la sentì, squarciò le nuvole e la vide, tutta bagnata sotto al grande cavolo. Non poteva più tornare a prenderla, ormai era una micia in ossa e pelliccia, ma nella sua grande bontà, cercò una maniera per salvarla..... Poco lontano vicino ad un albero un suo grande amico, uno che per molto tempo le aveva cantato ballate stonatissime, stava facendo un'ultima passeggiata prima di rientrare a casa. - Caro amico ti prego, aiutami. Salva la mia piccina, dipersa lì nell'orto. Fallo per tutte le volte che ho finto di apprezzare le tue stonatissime canzoni- L'amico della Luna alzò gli occhi verso la grande palla luminosa, si grattò un orecchio e partì verso il posto che un raggio latteo gli indicava. La micetta strillava e strillava quando, all'improvviso, un grosso naso nero spuntò in mezzo al cavolo facendola sobbalzare per lo spavento - E tu chi sei?- Chiese un po' intimorita - Ehilà pulce, come butta? Io sono Enea, amico della Luna e sono un cane. Ne hai mai visto uno, prima?- - No, ma non è che mi mancasse questa conoscenza, sai?- rispose la micina, che già aveva ripreso coraggio e, anche, la spavalderia. :- Ma spiegami una cosa, da quando in qua i gatti nascono sotto i cavoli?- chiese Enea, che abituato a vivere con un mucchio di gatti, aveva fatto della tolleranza la sua arma di sopravvivenza. - Ma sei Ztupido, per caso? Oppure a furia di stare con gli umani ti sei rincitrullito? IO NON SONO NATA SOTTO A UN CAVOLO! IO VENGO DALLA LUNA!- la micina, alquanto risentita riprese a strillare. - Oh, ma sciallati n'attimino, sennò ti mollo e me ne vado- rispose Enea che era tollerante sì, ma una certa dignità canina doveva pur mantenerla. La piccola, però, come tutti i cuccioli, iniziava ad avvertire una gran stanchezza, oltre al pancino vuoto.... - Ehm...... sì ho esagerato, scuusa! E' che ho tanto sonno e tanta fame- disse con un filo di voce. - E allora andiamo, su!- Enea iniziò a camminare verso casa. Fatti pochi passi, si voltò e si accorse che la piccola lo guardava sconsolata da sotto al grande cavolo :- Sono taaaanto staaaanca- Il cane tornò indietro, delicatamente la prese per la collottola e riprese a camminare. - A propofito, ma tu come ti chiami?- Cercò di farfugliare con la micina tra i denti -Miranda, mi chiamo Miranda- - Bene, Miranda, adeffo andiamo a cafa mia, ci fono umani, altri gatti e........- Miranda, curata dal dondolio si era profondamente addormentata. La Luna, dal cielo, illuminò i due che lentamente si avviavano verso casa. Sapeva che ormai la sua piccina era al sicuro, e che, come per tanti altri, anche per lei il futuro sarebbe stato sereno. Ora manca solo una cosa a Miranda: una famiglia umana a cui raccontare la sua storia mirabolante: di come la Luna, un cavolo ed un cane l'abbiano accolta sulla Terra.
Miranda ha perso un occhietto, per ora adottabile solo a Roma dopo colloquio preaffido.
NO giardino, cortile o piano terra.
Info: Esmeralda 3312172857 (NO SMS, per motivi di lavoro non sempre possiamo rispondere)
Monia 3200717964 (NO SMS, per motivi di lavoro non sempre possiamo rispondere)
Loredana 200869@libero.it

Roma: CLELIA e il tempio delle gatte sacre

Mi raccontava sempre mia nonna che la sua bis-bis-bisnonna diceva che un tempo eravamo gatte sacre. Pare che vivessimo nel tempio di una dea che si chiamava Bastet e che tutti ci onorassero con offerte di cibo. Non doveva essere una vitaccia, se si fa eccezione per quell’abitudine poco simpatica di imbalsamare i gatti insieme ai loro umani quando morivano…. gli umani, non i gatti….
Diceva sempre mia nonna che noi gatte sacre egizie, proprio a causa di questa poco gradevole abitudine, un giorno ci nascondemmo nella stiva di una triremi e approdammo clandestine a Roma. Dove diventammo di nuovo sacre alla dea Artemide, che per fortuna non aveva pretese imbalsamatorie. Vivevamo in un tempio di marmo bianco in mezzo a una campagna ricca di topi e di lucertole, e portavamo nomi importanti come Diana, Giunone, Minerva.
Bel periodo.
Chissà come ho fatto io a ridurmi così. Di sacro non mi è rimasto niente, nessuno mi porta cibo in offerta, e l’unica cosa con cui posso riconsolarmi – ma che, vi dico la verità, non mi riempie la pancia – è il mio altisonante nome romano: Clelia.
Quello che mia nonna non mi sa spiegare, è perché invece di vivere in un tempio siamo finite per strada e ci tocca dormire sotto alle macchine. Sì, lo so che agli dei non crede più nessuno, ma diamine, almeno un po’ di rispetto per le nostre origini.
Sono andata a un’agenzia immobiliare. Mi hanno detto che di templi in vendita non ce ne sono più, e che il massimo a cui posso aspirare è un appartamento con balcone, senza statue di dei e senza altari per le offerte votive. Il cibo ora te lo mettono nelle ciotole, il che non mi dispiacerebbe neanche, se almeno qualcuno me le riempisse. C’è un solo piccolo problema, a quanto pare: non dispongo di sesterzi per l’acquisto del temp…. ehm, volevo dire dell’appartamento.
Non mi resta che sperare che qualche dea in incognito voglia adottarmi. Mi va bene anche un dio, ovviamente, purchè non sia quello della guerra, amo la vita tranquilla. Sono disponibile a rinunciare alle offerte votive e a scegliere uno stile di vita più consono ad una gatta senza nobili origini, a fare fusa e impastare su di voi mentre insieme sul divano ci vediamo un film… Oh, a proposito, una preghiera: che non sia La Mummia, per favore.
Clelia ha circa un anno e si affida sterilizzata.
Adottabile a Roma, Firenze, Genova, La Spezia, Bologna, Modena, Milano, Brescia dopo colloquio preaffido.
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Roma: JEEP e il Sacro Cassonetto


C'era una volta, nella città di Roma, una colonia di gatti nata all'ombra del Sacro Cassonetto. Questo era un tempio in cui umani molto devoti lasciavano quotidianamente le loro offerte per il Dio AMA, una divinità golosa e crudele, i cui sacerdoti andavano in giro a bordo di rumorosi camion dotati di enormi bocche i cui denti stritolavano senza pietà qualsiasi cosa venisse loro dato in pasto. I vecchi guardavano al tempio con un sacro terrore e la sera, quando tutta la comunità si radunava sul muretto, raccontavano storie di gatti buttati in pasto al Cassonetto e stritolati tra urla e pianti, concludendo ogni volta dicendo:- Se tutto intero vuoi rimanere, scappa all'alba dal grande rumore -. I giovani, però si sa, hanno la tendenza a credere che i vecchi siano tutti rimbambiti, per cui ascoltavano le storie sempre con un mezzo sbadiglio, pronti a correre a giocare con le falene che si accalcavano vicino al lampione che illuminava il Tempio. Tutti tranne uno, un piccolo batuffolo che pendeva dalle vibrisse dei nonni e rabbrividiva, spalancando i suoi immensi occhioni azzurri..........Tutto procedeva tranquillamente nella grande colonia, finché un giorno un gruppetto di micetti curiosi decise di violare l'entrata del Tempio e di andare a curiosare in quell'antro maleodorante alla ricerca di tesori nascosti. Si arrampicarono sulla parete di metallo mentre il micino dagli occhi azzurri correva intorno, strillando come un matto:- Non andate, vi prego, tornate giù, vi mangerà!!!! Ma i piccoli incoscienti gli risposero con uno sberleffo, lanciandogli delle foglie di cavolo e gridandogli in risposta :- Boccuccia sporca di latte, torna da mamma e fare la pappa- che era una delle peggiori offese che si potessero dire ad un gattino. Si calarono giù, nella buia bocca spalancata, trovandosi immersi in una melma fetida e schifosa, che li invischiò tutti, sporcandoli e rendendo le loro zampe talmente scivolose che per loro diventò impossibile riuscire a risalire. :- Aiutooooo, aiutoooo!!! Tirateci fuori di qui!!!!- Strillavano disperati, mentre cercavano di arrampicarsi sulle pareti lisce e umide. Ma nessuno li sentiva, tranne il piccolo micetto rimasto fuori, che non sapeva cosa fare per aiutarli ad uscire. A un certo punto, però, gli venne un'idea. Si ricordò della gattara, quella che tutte le sere passava a dar loro da mangiare e che, ogni tanto aveva visto rimestare nel Tempio, tra lische di pesce e avanzi di lasagne. Sapeva che arrivava a bordo di una macchina, più piccola di quei cosi rumorosi che facevano paura, per cui pensò che per andare a cercarla, aveva bisogno di un mezzo di trasporto uguale. Saltò quindi su una ruota di un'automobile che passava in quel momento, si nascose nel motore e, chiudendo gli occhi, desiderò con tutto se stesso che lo portasse dalla donna della pappa. Dopo un tempo che gli sembrò eterno, l'automobile si fermò e lui schizzò fuori strillando come un matto :- AIUTO! AIUTO!!!! IL SACRO TEMPIO STA MANGIANDO I MIEI FRATELLI!- Ovviamente, nessuno lo capì, ma per fortuna il caso volle che, l'auto si fosse fermata davanti al negozio del barbiere che si affrettò a telefonare alla gattara, l'unica che sapeva il miagolese........La donna arrivò di corsa e si ritrovò davanti una pulce tutta unta e agitatissima, col codone e gli occhi sbarrati :- A regazzì, ma che te sei messo in testa? Ma te pare che te ne devi annà in giro nel motore de na Jeep?- Il piccino, col fiatone, le spiegò tutto, per cui, senza por tempo in mezzo, la donna lo caricò in auto (questa volta sul sedile) e con lui corse al Cassonetto. Appena in tempo, mentre si sentiva già il rumore del Camion Sacerdotale che arrivava sbatacchiando le mascelle affamate, la gattara si calò nell'antro e recuperò gli scellerati, deponendoli nell'erba. - Ma che ve possino caricavve, n'antr' accidente così e ce resto secca! Guai a voi se v'azzardate n'antra vorta! Ve manno ar gattile, se semo capiti?- I gattini, orecchie basse e coda tra le zampe si allontanarono nel prato per andare a farsi ripulire dalle mamme. E il piccino? Da quel giorno, i vecchi sul muretto raccontano la sua storia, di come saltando nel motore di una Jeep, salvò i suoi fratelli dalla bocca maleodorante del Cassonetto dei Sacrifici. Ora si chiama Jeep, gattino eroico, e come tale cerca un riconoscimento. Una casa dove il Sacro Tempio sia solo un lontano ricordo............
Jeep ha due mesi, è dolcissimo e stracoccolone.
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Roma: TAYLA, gattina celeste a produzione limitata




From: eva@paradisoterrestre.com
At: Signore@altodeicieli.org
Oggetto: richiesta creazione
Eccelso Signore, non mi permetterei mai di criticare la sua Creazione, soprattutto non oggi che è il settimo giorno e per l’appunto mi dicono che lei stia riposando…Però le vorrei far sapere che Adamo, che Lei nella sua infinita bontà avrebbe creato per tenermi compagnia, se ne è andato stamattina a pesca e poi a vedere la partita Mammiferi contro Invertebrati, e io mi annoio. Non potrebbe crearmi la televisione?
Cordiali saluti
Eva
 


From: Signore@altodeicieli.org
At: eva@paradisoterrestre.com
Re: richiesta creazione
Cara Eva, non intendo inventare la televisione per almeno altri diecimila anni. Però mi è avanzato del materiale qui…. Niente di prezioso, un po’ di neve, mezzo oceano, frammenti di nuvola… posso crearti qualcosa che ti tenga occupata. Fra dieci minuti te lo spedisco.
Il Signore
 


From: eva@paradisoterrestre.com
At: Signore@altodeicieli.org
Re-Re: richiesta creazione
Signore, io non ho parole. Questa cosa che mi hai mandato è meravigliosa. Non avrei mai pensato che potesse esistere qualcosa di così bello, e poi la tenerezza, la dolcezza…. Dì la verità, Signore, questo è uno dei tuoi angeli? Ascolta, non so come ringraziarti ma se non ti offendi ti chiederei un ultimo favore: potresti riprenderti indietro Adamo e mandarmene giù ancora tanti di questi cosi morbidi, soffici, affettuosi e bellissimi?
Tua Eva
 


From: Signore@altodeicieli.org
At: eva@paradisoterrestre.com
Re-Re-Re: richiesta creazione
Cara Eva, questi cosi si chiamano GATTI. Effettivamente nel corso dei secoli molte donne si porranno il tuo stesso interrogativo: ma non sono meglio di Adamo? Per ora, non crucciarti e preoccupati di dar inizio alla specie umana. Se ti piacciono, te ne manderò ancora molti. Anzi, guarda, li metto direttamente in produzione da oggi fino alla fine dei secoli nei secoli e amen.
 


Tayla, direttamente dalla produzione celeste, con una tecnica raffinata in diecimila anni di esperienza, dall’alto di una nuvola è pronta per la spedizione. Si accettano ordini presso la mail angelgatti@altodeicieli.org.
Per ora adottabile SOLO a Roma.
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