giovedì 17 ottobre 2013

Fate largo al pirata!!

No, davvero non so spiegare per quale motivo io abbia deciso di adottare un gatto. Proprio io, che i gatti non li ho quasi mai scelti, sono sempre stati loro a scegliere me. Anzi, se devo dir la verità, sono sempre stati loro a scegliere tutto: il luogo, il momento, il modo. In fondo era facile, bastava saltare un muro alto un paio di metri, e un gatto ce la fa, oh se ce la fa….
E quindi non so spiegare perché mai un giorno mi attraversò quel pensiero. Era settembre del 2010. Trilli era morta ad agosto a 18 anni, un coma renale. L’anno prima avevo perso Cechov e Olivia, la mia dolce, la mia magica Olivia. Come si può pensare a un altro gatto quando non si ha più Olivia?
Non so. Tornavo a casa, e mi sembrava così desolantemente vuota. C’era Wendy, la mia vecchiona, stava per compiere vent’anni, ma la sua presenza era discreta e silenziosa. Cieca, cardiopatica,  per lei esisteva solo l’ora dei pasti.
Ebbene sì, mi mancava un essere peloso che venisse sul letto la notte a leggere con me i libri di Stephen King. Una compagnia fusacchiante anti thriller.
Ma non potevo e non dovevo avere altri gatti, e il motivo è sempre quello, quel muro di quasi due metri che un gatto salta per entrare, ma salta anche per uscire. Una recinzione intorno al giardino che qualunque gatto avrebbe saltato anche parlando al telefono o compilando la lista della spesa. Ero stata fortunata con le mie gatte, perché dovevo andare a infilarmi con tutte le scarpe in altri vent’anni di ansia?
Beh qualunque gattara sa bene che porsi queste domande è perfettamente inutile. Un gatto dà assuefazione, e di brutto. Non si conosce qualcuno che abbia detto “ho smesso” e che poi l’abbia fatto davvero. L’astinenza da gatto resiste a qualunque programma di disintossicazione, tant’è vero che mai nessuno ha pensato a una comunità terapeutica. Se ce l’hai, la gattite acuta, te la tieni.
E io me la tenni.
Chiamai LA gattara doc, e se dico LA tutto maiuscolo è perché lo è, e le dissi in poche parole “dammi un gatto che non salti”. Va bene con tre zampe, anche con due, non mi interessa il colore o il sesso, ma dammi un gatto che non salti.
“Te lo faccio arrivare da Napoli” rispose LA gattara, “ e come optional ti ci metto un occhio difettato”. Ma grazie, pensai, non ci facciamo mancare niente noi.

Long John Silver è un nome molto pretenzioso per un micetto di quattro mesi, ma la Gattara Narratrice, quella che mette in racconto la storia dei mici da adottare, con lui ci aveva azzeccato. Traballa, ha un occhio di meno, cosa di meglio di un famoso e terribile pirata per dargli un nome?
E così, che Long John Silver sia.
Il pericoloso pirata arrivò il 3 ottobre del 2010, ignominiosamente sporco di cacca. Beh che dobbiamo dire, un pirata sa fare gli arrembaggi ma non si è mai visto che viaggi in un trasportino, quindi se ha avuto un attimo di defaillance glie la dobbiamo anche perdonare. E quando a casa aprii la porticina e gli dissi “esci ragazzino”, lo vidi traballare nel lungo corridoio, peggio di quanto mi immaginassi, e mentre dentro di me la solita parte assistenzial-infermieristica della gattara-tipo me lo fece amare ancora di più, l’altra parte pensava al suo papà, il papà di Silver per capirci, che l’aveva voluto e scelto ma che non era preparato all’handicap. Non così.
Ma un gatto SA. Un gatto sa sempre cosa deve fare e con chi deve farlo. Così Long John Silver, un chiletto scarso di piratino grigio tigrato, con le zampe traballine e l’occhietto cieco, arrivò in camera da letto, si arrampicò in free climbing sulla coperta che penzolava a terra, si inerpicò sulla plancia… ops, sul letto e, a zampette larghe per reggersi in equilibrio su quella nave che non si muoveva e che gli faceva venire il mal di terra, emise il suo primo miao romano. E conquistò il papà.

E qui ci starebbe bene un bel “vissero felici e contenti”. Perché vissero felici e contenti, e ci vivono ancora. Ma non è finita qui.
Long John si annoiava. Mamma e papà lavoravano e Nonna Wendy era noiosa e non raccontava favole ai gattini. Sì, passava la giornata ad allenarsi sul nuovo tiragraffi, imparava ad usare le zampette di dietro, inseguiva palline, ma….si annoiava.  E Olivia da lassù, la magica Olivia, decise di aiutarlo. Fu così che l’8 ottobre, e cioè esattamente cinque giorni dopo il suo arrivo, nel giardino di casa apparve un coso. Sì un coso, perché all’inizio non era chiaro cosa fosse, poi fece mìu e venne catalogato come gattino. 24 ore per acchiapparlo ci vollero, 500 grammi di terrore puro ma poi, come diceva il poeta, più che il terror potea il digiuno (perdonatemi la licenza poetica) e fu acchiappato mentre affondava il muso nel patè. Oddio, dire che era un gattino è un po’ troppo. Era un cosino secco secco, con un occhio gonfio di pus e parecchi malanni che spuntarono dopo.
Ma a Long John piacque subito, e più che a Long John diciamo che piacque a Silver, perché nell’arco di quei cinque giorni il pirata si rivelò una piratina e perse il Long John dal suo nome.
Così Silver, diminutivo Sissi per riscattarla dallo status di pirata, tirò fuori il lato femminile negato fino a quel momento e lei, micetta di quattro mesi, si mise a fare da mamma a Mosquito, diminutivo Mochi o Mochimochi, oggettino di un mese scarso.
E fu così che quando la mamma entrò nella cameretta dove aveva segregato il moscerino, e scoprì che Sissi era riuscita ad aprire la porta e si era messa nella cesta tenendo il cucciolino fra le braccia, fu così che capì che non l’avrebbe mai dato via.
Silver e Mosquito "beccati" nella cesta

Ora sì che posso scrivere “e vissero felici e contenti”. Tranne Nonna Wendy, che volò via il 22 ottobre, poche settimane dopo. Sono contenta che i due piccoletti l’abbiano conosciuta,
 
Silver, Mosquito e Nonna Wendy
Wendy ha voluto chiudere un cerchio lasciandone un altro appena iniziato.
Silver e Mosquito sono cresciuti insieme amandosi alla follia. Hanno preso e si sono passati di tutto, dalla rinotracheite alla tigna, si sono consolati a vicenda quando sono stati sterilizzati, dormono abbracciati e mangiano scambiandosi i piatti.
Sono i miei ultimi gatti, e su questo non ammetto repliche. Ma credo di aver avuto molto nella mia vita, ho avuto cani e gatti splendidi, e loro sono il giusto epilogo di una grande storia d’amore.

By Giovanna

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