domenica 27 ottobre 2013

Non ti scordar di me



E come potrei…cercavo di aiutare con stalli gatti in difficoltà… e un giorno Lory mi chiama, “mi spiace ma ti devo chiedere aiuto ma non so se te la senti… ho due gatti terminali (FIP), hanno la febbre a 40 e passa e domani dovresti portarli dal vet, non c’è più nulla da fare”. Rimango un attimo in silenzio, penso che almeno accompagnarli e non lasciarli soli sia il minimo che posso fare, e accetto. Li sistemo nel bagnetto più caldo, con pappe e cucce morbide e tante coccole.

Ho avuto la mia adorata gattina morta di FIP (e forse mi ha guidato lei, non so), la FIP la conosco bene, la odio ma so anche che non è poi così contagiosa quanto si favoleggia, bastano poche precauzioni. Vado al lavoro al mattino e chiamo anche il vet, prendiamo appuntamento per il pomeriggio stesso. Torno a casa e…trovo Melissa (che ha capito come si apriva la porta a libretto) comodamente spalmata al sole in salone su una trapunta piegata appoggiata sul pouf, insieme ai miei spalmati qua e là. Kim 
 
Kim
invece nella cuccia nel bagnetto, non ha nemmeno mangiato. La prendo su per rimetterla nel bagnetto e comincia con un motorino di fusa e chiacchiera e mi racconta che le è piaciuto tanto stare al sole in compagnia. Do pappe a tutti e mi preparo per il vet, i due trasportini e Kim che in braccio mi mette il muso sotto il mento e fa delle fusa sommesse, quasi impercettibili. Vado, e Melissa nel trasportino continua a chiacchierare e dirmi tante cose. Arrivati dal vet entro con il cuore gonfio ma fuori un sorriso, serenità e mi preparo, devo accompagnarli e voglio far sentir loro che non sono soli e non lo saranno mai, saranno sempre nel mio cuore. Il vet mi conferma che Kim sta molto male, sangue nella pipì sulla traversina e febbre altissima, ormai ha preso il fegato…. lo deve addormentare. Melissa, lei invece… la febbre è sparita, sta bene a parte il liquido nell’addome (quello lo dreniamo), mi chiede le solite cose, se mangia e il resto, e conclude che non è il caso ancora, per ora…. Vado da Kim, gli mette la flebo e lui poggia il musetto sulla mia mano e fa tante fusa, sempre sommesse, finchè si addormenta, io gli parlo piano e racconto, non ricordo nemmeno più cosa… finchè se ne va con un pezzetto del mio cuore.

Torniamo a casa Melissa ed io, lei continua chiacchierina ed io ascolto un po’ distratta, ma quando arriviamo a casa me la prendo in braccio e coccolo “OK, se vuoi stai con me, finchè ce la fai” e lei tutta fusacchiosa  si appoggia con la testina sotto il mento e mi dice che le va bene. Svuoto lo studio e le preparo tutto lì, che abbia almeno un divano e un stanza comoda e calda. Preparo vicino la porta il cambio d’abito e di scarpe per quando entro da lei e tutto è sistemato. Chiamo in ultimo Lory e le racconto l’accaduto e lei ”ma sei sicura di volerla tenere da te, ha la FIP, e con i tuoi… non hai paura?”, la rassicuro e spiego che mi sono organizzata e per nessun motivo Melissa tornerà al freddo di un gattile a Tivoli. Finchè vive e vuole farlo, che almeno sia in famiglia, al calduccio.

Dopo qualche tempo un’altra telefonata “c’è anche Gioia con la FIP polmonare e…” non ha finito la frase, “può stare con Melissa nello studio” io. 
 
Gioia
E così è stato finchè un pomeriggio sono tornata e l’ho trovata che ci aveva lasciato per non soffrire più. Melissa al mattino era la prima, pronta dietro la porta (i vetri satinati e la sua sagoma che si intravedeva) con il miao di buongiorno e poi quello “e la colazione? Ho fame, sai… che mi hai fatto le sovracosce di pollo che mi piacciono tanto?!” ed io “arrivo piccola, dammi un minuto, si certo che te le ho fatte!”… Lei chiacchierona ma ci si capiva bene… e poi al pomeriggio di nuovo. 
 
Melissa
E tre volte a settimana dal vet per drenare il liquido, ma a parte quello, null’altro… Lui stesso non se lo spiegava come facesse . Io non me lo chiedevo nemmeno. Lory diceva che aveva trovato buoni motivi per vivere e voleva vivere.

Poco dopo la scomparsa di Gioia arriva un'altra telefonata di Lory “ c’è anche Gelsomina che ha la FIP, polmonare…” e io  “si, anche lei con Melissa nello studio, almeno hanno una famiglia”. Ed è passato il natale e il capodanno, noi tutti insiemi abbracciati per i maledetti botti, ma a Melissa non davano poi così fastidio… stava in braccio alla mami… che gliene importava!

Pian piano però Melissa è peggiorata, da addominale è passata a neurologica, E Gelsomina,
 
Gelsy
 un batuffolo morbido morbido di dolcezza che pativa per i drenaggi del liquido ma si faceva coraggio dormendo vicina vicina a Melissa. Lei che le diceva “stai tranquilla, ne vale la pena, ci ama, ci da tante pappe buone e ci coccola… mai avuto una famiglia, che, la vuoi perdere adesso che l’abbiamo trovata? ma sei matta? Non se ne parla, resisti…”.

Ed io a dannarmi l’anima, questa maledetta FIP…. Se si potesse tentare qualcosa… leggo in rete di una che ha curato con omeopatia dei casi, trovo il sito e le scrivo. Mi risponde e poi cerco e trovo una vet omeopata, per fortuna fa visite a domicilio… fa freddo e non le voglio portare in giro più di tanto, dello stretto indispensabile. Dice tentiamo e si comincia con la cura. Lory scettica che mi chiede educatamente se sto dando fuori… “tanto che c’è da perdere… tento” io laconica, al vet che fa i drenaggi nemmeno lo dico.

Intanto le ho adottate, ormai sono “mie” o per dirla tutta, come è veramente, sono io ad essere “loro”, sono loro che scelgono e noi possiamo solo prenderne atto, inutile menarla tanto… è così.

Melissa da addominale inizia a passare a neurologica, perde il controllo della vescica, sempre di più… le metto i pannolini, le lavo e cambio la cuccia ogni giorno.  Ma la pipì è acida e brucia la pelle, le farà male penso. Allora un pomeriggio, dopo la pappa come sempre ci facciamo una bella chiacchierata e decidiamo che è meglio fare un bagnetto per stare meglio. Così, ogni pomeriggio, dopo le pappe, andiamo nel bagno mio e fra una chiacchiera e l’altra si fa lavare ed asciugare ben bene, le piace tanto il caldo del phon e non le da fastidio che è un po’ rumoroso. E poi la pasta di Fissan per proteggerle quella pelle così delicata e rosea, lei dopo averla annusata mi dice che le piace.

Continua la cura omeopatica, ma non si vede l’ombra di miglioramento e la mia disperazione sale. Melissa diventa sempre “più neurologica” e Gelsomina respira con grande difficoltà malgrado i drenaggi della pleura. Melissa perde anche il controllo degli sfinteri.

Ma, Melissa è sempre la prima a svegliarsi al mattino, reclamare la pappa e le coccole a seguire appena mi intravede passare nell’ingresso davanti alla loro porta, anche se ormai si trascina con le zampette davanti. Quando sta in braccio fa felice i suoi versetti e mi dice quanto è bella ogni giornata, quanto le piacciono le pappe buone e stare al calduccio, quanto è comoda la cuccia e… tante altre cose che rimangono fra noi.

E un freddo pomeriggio di gennaio ci siamo dovute salutare, ho assecondato la loro voglia di vivere, la sua voglia di vivere fino a che è stato possibile.

Ma Gelsomina soffriva troppo e non ce la faceva più. Melissa si avvicinava al collasso e la decisione era inevitabile ormai. Così, si sono addormentate insieme,


un musetto su ogni mano e il mio viso sorridente vicino al loro e con serenità dicevo che tanto un giorno le avrei raggiunte e con tutti gli altri che conoscevano di nome e di cui avevo loro raccontato, e di quelli che sarebbero venuti con me, saremmo sempre stati la famiglia di sempre. Ma tutti insieme, al sole, come piaceva tanto a lei, niente più stanze separate. Perché è così una famiglia vera.

By Manu

ROMA: GATTINA CELESTE HA TROVATO CASA

Ieri la giornata è iniziata molto presto, alle 7 del mattino ero già in giro e con la strada ancora poco trafficata i miei occhi si sono posati su uno scheletrino bianco che di corsa si è rifugiata in una buca. Sono scesa dall'auto per verificare e quello che vedete in foto è lo spettacolo che ho visto. Celeste viveva sotto terra, vicino alla statale, viveva in un gabbiotto dove c'è una pompa di acciaio che serve ad aspirare l'acqua. Stamane non avevo molto tempo per cui mi sono limitata a metterle da mangiare. Sono stata tutto il giorno a pensare a lei, a come fare per toglierla da quel posto, il pensiero di trovarla schiacciata mi faceva star male. Così ieri sera alle 20 incurante dei camionisti, delle auto e dei rumori ho posizionato la trappola e lei è entrata. A parte lo spavento iniziale, attraverso la grata le ho accarezzato il faccino e quando le parlavo socchiudeva gli occhi. Non sono certa, ma dal faccino sembrerebbe femmina e i suoi occhi sono celesti come il mare.
Ragazze urge uno stallo, Celeste deve essere rimessa in sesto, è di una magrezza spaventosa, ha sui 5 mesi, massimo 6, ma sembra una cucciola di 3 mesi.
Per Info: Monia 3200717964 (NO SMS, per motivi di lavoro non sempre posso rispondere)
o Loredana 3478533764 (NO SMS, per motivi di lavoro non sempre posso rispondere)
È gradita una lettera di presentazione a 200869@libero.it

ROMA: DODO' ADOTTATO

Dodò ha 4 mesi, è dolce e coccolone.
Per ora è adottabile solo a Roma dopo colloquio preaffido.
NO giardino, cortile e piano terra.
per info:
Monia 3200717964 (NO SMS, per motivi di lavoro non sempre posso rispondere)
Loredana 3478533764 (NO SMS, per motivi di lavoro non sempre posso rispondere).
E' gradita una lettera di presentazione al 200869@libero.it

GENOVA: GINGER ADOTTATA

Ginger è una gattina di 4 mesi, vaccinata, dal carattere splendido.
E' socievole con tutti ed è molto dolce ed affettuosa.
Ginger è adottabile a Roma, Firenze, La Spezia, Genova, Savona, Bologna, Modena, Brescia e Milano dopo controllo preaffido (NO giardino, cortile e piano terra).
Per info contattare Loredana 347 8533764 (NO SMS, per motivi di lavoro non sempre posso rispondere).
E' gradita una lettera di presentazione al 200869@libero.it

ROMA: CILIEGINA TROVATA NEL MOTORE HA PIANTO 3 GIORNI!!

Ciliegina ha pianto per 3 gg interi, era nel motore di un auto. Non riuscivamo a farla venir fuori, ma noi gattare si sa non ci arrendiamo mai al terzo giorno è spuntata una testolina e una zampettina gonfissima e dolorante. Ciliegina è dolcissima, pesa appena 600 grammi.
Per ora è adottabile solo a Roma dopo colloquio preaffido.
NO giardino, cortile e piano terra.
Monia 3200717964 (NO SMS, per motivi di lavoro non sempre posso rispondere)
Loredana 3478533764 (NO SMS, per motivi di lavoro non sempre posso rispondere)
E' gradita una lettera di presentazione al 200869@libero.it

ROMA: ADOZIONE DEL CUORE PER PINO E NINA, 6 ZAMPE IN DUE!

Care amiche ce l'abbiamo fatta, dopo un ricovero d'urgenza i piccoli sono stati dimessi e stamane sono arrivati a Roma. Nina e' di una dolcezza sconvolgente, Pino e' piu' timido ma se lo accarezzi parte il motorino. Ho avuto modo di conoscerli per pochi minuti perche' sono andati subito in stallo a pagamento. Nina faceva la pasta solo con la zampetta davanti, uno spettacolo di gattina con le vertebre a vista . Si' nina e' magrissima e non so come abbia fatto a superare l'intervento di amputazione, di sicuro ha una gran voglia di vivere. Ragazze , in questo momento l'associazione e' in un
momento di grande difficolta'. Avrei voluto prendermi cura anche dei mici ciechini ma non abbiamo potuto farli arrivare. Urge un'adozione a distanza per nina e pino , per i
vaccini, per le visite, per i test e per la pensione. Se volete partecipare potete fare una donazione sul nostro numero di conto. Grazie, Loredana.
Care amiche, vi giro l'appello di questi due piccoli gattini tripodini che fino ad oggi hanno solo sofferto e provato tanto ma tanto dolore, non solo per le ferite ma anche per il trattamento subito. Non conosco bene la storia di questi due gattini, so soltanto che entrambi sono stati investiti e i veterinari hanno ritenuto opportuno amputare a entrambi una zampetta anteriore. Una strana coincidenza che mi fa tanto pensare a una forma di sadismo ma non voglio nemmeno approfondire perché oramai dopo quanto accaduto il nostro compito è quello di trovare una degna sistemazione soprattutto per la degenza che deve avvenire in un luogo pulito e incontaminato. I piccolini probabilmente dopo l'intervento non sono stati trattati con una buona copertura antibiotica, né sono stati trattati con un antidolorifico, infatti giovedì sono stati ricoverati d'urgenza perché la loro temperatura era altissima. Oggi sono in ripresa, ma presto verranno dimessi. Un problema enorme perché per loro non c'è posto da nessuna parte. Cosa ne sarà di loro? Non sono a Roma, ma in treno potrebbero arrivarci se qualcuno si offrisse per uno stallo. Ragazze, vi chiedo di sacrificarvi un pochino, diamo a questi due piccolini fortemente traumatizzati un po' di gioia. Se qualcuno vuole aiutarci per le spese mediche può sostenerci utilizzando il conto dell'associazione.
-IBAN IT57T0200839453000102570486 conto corrente intestato a "I Mici di Lory"
-POSTE PAY N. 4023600615802123 intestata a Loredana Alfano LFNLDN69M60F839B
Grazie di cuore, Loredana!

ROMA: LALLO, ERA MORTO POI E' TORNATO TRA NOI!!!

...una storia incredibile!
Care amici, Lallo è stato preso dalla gattara in fin di vita di sabato sera. L’ha trovato disteso sull’asfalto, era freddo e non si muoveva. La gattara non si è arresa, lo ha infilato nel trasportino e ha acceso l’aria calda, ha continuato tutto il giro serale per sfamare i randagi quando all’improvviso ha sentito un miao piccolissimo. Lallo si era rimesso sulle zampette e ha cominciato a fare le fusa. Lallo aveva un po’ di sangue al nasino ma per fortuna l’urto con l’auto non è stato cosi’ forte. Lallo adesso è in un gabbione, urge stallo e adozione.
Per ora adottabile solo a Roma dopo colloquio preaffido.
NO giardino, cortile e piano terra.
per info: Monia 3200717964 (NO SMS, per motivi di lavoro non sempre posso rispondere)
Loredana 3478533764 (NO SMS, per motivi di lavoro non sempre posso rispondere)
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giovedì 24 ottobre 2013

SOFFICE: QUANDO UN GATTO TI CAMBIA LA VITA

SONO PASSATI 13 ANNI,   L’ANNO IN CUI SONO ARRIVATA A  TIVOLI.  ERA  UN POMERIGGIO PRIMAVERILE  ED IO ERO DA SOLA  IN CASA, UNA  CASA TROPPO  GRANDE E TROPPO FREDDA. ALL’ IMPROVVISO  DALLA MIA PORTA A  VETRI  FA CAPOLINO UNA GATTINA BIANCA E GRIGIA.

 ERA STUPENDA E IO, INCANTATA,  SENZA PENSARCI LE  HO APERTO LA PORTA E L' HO FATTA ENTRARE.  ERA IL MIO PRIMO  VERO CONTATTO CON UN GATTO, LEI  MI FACEVA LE  GOBBETTE E MI FACEVA  CAPIRE CHE APPREZZAVA LE MIE CAREZZE. L' HO ACCAREZZATA A LUNGO E DOPO  QUALCHE MINUTO ERA SUL DIVANO CON  ME. ALL’ IMPROVVISO LA CASA  CHE  UN ATTMO  PRIMA ERA  GRANDE E FREDDA MI E’  SEMBRATA SUBITO  DIVERSA.
NON SO SPIEGARLO  NEMMENO IO MA QUESTA   ERA  LA SENSAZIONE CHE  HO PROVATO, MENTRE ACCAREZZAVO IL SUO PELO MORBIDO E DA LI’ IL  NOME SOFFICE.   SOFFICE E’ ENTRATA  NELLA MIA  CASA IN PUNTA DI ZAMPE E   COSI’ E’ ANDATA  VIA, IN SILENZIO,GENEROSA FINO ALLA FINE PERCHE’  NON MI HA MAI DATO PARTICOLARI PREOCCUPAZIONI, GATTINA  DISCRETA E  TRANQUILLA  CHE NON HA MAI SOFFIATO E  HA SEMPRE ACCOLTO  TUTTI I MIEI OSPITI CON  AFFETTO .

Soffice coccola in braccio a zia Penny 19/06/2011
DUE GIORNI FA LA MIA SOFFICE  HA DECISO CHE  ERA GIUNTO IL MOMENTO DI LASCIARE  IL SUO POSTO A UN ALTRO PELOSO E DOPO AVER TENTATO  DI RIPORTARLA TRA NOI HO  DECISO  DI FARLA ACCOMPAGNARE DOLCEMENTE VERSO IL SUO ULTIMO  VIAGGIO. 
HO CERCATO DI  DARE UNA SPIEGAZIONE ALLA SUA MORTE IMPROVVISA E  ALLA SUA PRESENZA  NELLA  MIA  VITA, CREDO CHE  SOFFICE MERITI  UN GRAZIE  DA TUTTI QUELLI  CHE  SONO A CASETTA, PERCHE’ SE NON  FOSSE STATA PER LEI MAI E POI MAI AVREI  INTRAPRESO LA STRADA DEL  VOLONTARIATO E TANTI MICI  NON AVREBBERO  AVUTO CASA. SOFFICE E’ STATO IL “ GANCIO” CHE HA   RESO  POSSIBILE LA  GIOIA DI TANTI  MICI .
Ciao Soffice, corri felice 
By Lory

In vacanza con la ciurma? Yes, we Cat!

Maaaaaaaaa 'ndo vai??? Se la ciurmaglia non ce l'haiiiiiiiiiiiii??? Bell'hawaianooooooo, attaccate a sto bananoooooooooo!!!
Si dice che le vacanze dovrebbero servire a "staccare la spina", a fare tutto ciò che non si fa durante l'anno, posti sempre diversi, alberghi, ristoranti, locali per divertirsi...tante cose belle e nuove insomma!
Un bel giorno di metà agosto 2011, il 12 per essere precisi, mia sorella mi chiama al telefono e mi dice: "Ce ne andiamo tutti in vacanza al mare, ma proprio TUTTI!"
Io: "Ma come hai fatto? Sicura che ci fanno portare tutti? Oh mamma, ho paura, e se succede qualcosa e mi scappano tutti?"
La sera una festa (erano ben 17 anni che non si partiva tutti insieme perché non abbiamo nessuno di fiducia a cui lasciarli!), a cena diamo l'annuncio a mamma e papà e tra la sorpresa e lo sgomento generale, iniziamo a prepararci mentalmente. L'organizzazione è fondamentale...allora avevamo "solo" Sirio e Remì (nati con la camicia, preso da 4 mesi il primo e da un mese il secondo) e la nostra adorata Sissi, non doveva essere poi così difficile!!!
Io nervosissima per tutto il viaggio: finché non capisco come ci si può organizzare per garantire ai mici la sicurezza dai pericoli non mi do pace...
Finalmente arriviamo nella magica casa, perfetta per noi, accoglie comodamente 4 persone e 3 pelosetti, un sogno, troppo bello per essere vero!!!
Squadra che vince non si cambia, ma si incrementa...l'anno seguente non solo replichiamo, ma ci presentiamo con un "gattino" in più, il "piccolo" Sam, in arte "scagazzone, muoio di paura, soffro il mal d'auto, riportatemi a casa"!!!
Arriviamo a quest'anno, abbiamo un gatto in più, Mia, non ci si crede, la padrona di casa ci caccerà via e non ci farà più tornare...e invece no, ci accoglie, sempre felice di vederci e sicura di noi perché sa che amiamo la sua casa quanto la ama lei!!!

Col tempo Sirio e Remì sono diventati i saggi del gruppo, loro sanno già tutto, non si preoccupano né spaventano di niente, in macchina dormono comodamente dalla partenza all'arrivo e lì sono perfettamente a loro agio, hanno persino delle loro abitudini ormai; Sam sempre scagazzone, detesta viaggiare in macchina, ma a parte questo in camicia hawaiana, bermuda e infradito sta benissimo, è un vero tipo da spiaggia e quando la riviera si sfolla un po' si dedica al windsurf; Mia che ve lo dico a fare, in macchina tranquilla e in vacanza dove c'è il suo fidanzato c'è casa, quindi sta bene ovunque!

Quest'anno mancava la nostra amatissima Sissi, che si divertiva più di tutti, era felicissima, ma l'anno prossimo ci sarà Enea a godersi la villeggiatura!
Non ci sono parole per descrivere quanto sia bello averli tutti lì con noi, unire casa, famiglia e vacanza che fino a due anni fa ci sembravano realtà inconciliabili tra loro...e grazie a questo abbiamo scoperto che possiamo essere ovunque e sentirci sempre a casa, perché la casa non è un luogo fisico, ma uno stato mentale!!!

By Esmeralda

Il gattino venuto dal nulla, ovvero: un angelo per Silver

Accadono a volte cose che non ci sappiamo spiegare. Squilla il telefono e sappiamo già chi è; pensiamo a una persona e la incontriamo dietro l’angolo. I razionali a oltranza dicono che è casualità, altri dicono che è telepatia, poi ci sono i folli come me, che pensano subito a qualcosa di parecchio strano.
Ma incredibilmente, non lo pensai quel giorno. Eppure strano era davvero, e dovevo accorgermene.
Era il 7 ottobre del 2010. Primo pomeriggio, un pomeriggio caldo e assolato come a Roma se ne vedono parecchi, temperatura gradevole fuori, tropicale dentro… ebbene sì, diciamolo, a casa si schiattava letteralmente dal caldo per via di tutte le finestre e portefinestre chiuse, e tutto ciò non perché io abbia un allevamento di pitoni, ma semplicemente perché da quattro giorni era arrivata Silver, micetta traballina di soli 4 mesi, e di farla uscire in giardino non se ne parlava proprio, proibito, verboten almeno fino a primavera.
Così fu quasi impossibile eppure quel miiiiiiiiiiiuuuuuuuuuuu urlato a ripetizione mi arrivò alle orecchie superando gli infissi chiusi. E a un miiiiiuuuuu non si resiste, non io che mi affaccio a qualunque miao, meow, maow  che dir si voglia.
Era scontato che il miiiiiiiuuuuuuu appartenesse a un gattino, meno scontato che quel gattino fosse lì. Nel mio giardino.
Ora, un giardino si presume sia a piano terra. Ok, giusto. E si presume altrettanto che da un giardino i gatti entrino ed escano a piacere. Ok, giusto anche questo, lo testimonia l’intera generazione di randagi che ho sfamato, ospitato, e a volte adottato nel giro degli ultimi 20 anni. Ma il mio giardino non è a piano terra, oh no. E’ rialzato. Un metro e trenta buono da terra, una quisquilia per un gatto adulto, un grattacielo per un gattino come quello. Come faceva quell’imitazione di gatto formato bonsai ad essere arrivato da me, senza scale, senza appigli, senza rami d’albero o piante rampicanti?
Beh non feci a tempo a chiedermelo. A quei tempi, poco prima dell’arrivo di Silver, il mio giardino era la Caritas di molti randagi, che si presentavano regolarmente a ore pasti. All’inizio erano solo tre, una mamma e due figli grandicelli, poi erano arrivati circa a cinque o sei. Pensai che il micro gatto fosse arrivato in bocca alla sua mamma. Quindi presi piattini e pappe e aprii il rancio per la truppa. Il micino, riuscii appena a sfiorarlo, quanto bastava per sentire ossicini, solo e soltanto ossicini.
Li lasciai mangiare e tornai dentro. Ma quando buttai uno sguardo fuori mi accorsi che tutti se n’erano andati lasciando solo il micro micio.  O cavoli, mi dissi, ma allora la mamma non ce l’hai. O se ce l’hai, è una gran…. Oh beh, non è il caso di parlar male di lei, urge occuparsi del micetto, mi ripetei, e così uscii fuori convinta a prenderlo.
Ah ah ah, e diciamo che questa è una risata sardonica. Il gattino si fece inseguire schizzando come una pallina da un lato all’altro del giardino, e alla fine si infilò fra le sbarre dell’inferriata e si lanciò giù. E quando dico giù, intendo mt.1,30 sotto, dove grazie a dio non c’è nulla di pericoloso se non un parcheggio privato perennemente deserto, confinante a sua volta con orti e prati da cui provengono (e ai quali tornano) i randagi. Niente di pericoloso, se non che un volo di mt.1,30 per un gattino terrorizzato è pericoloso di per sé, e per questo volai di corsa fuori casa fino a quel parcheggio convinta di trovarlo spiaccicato con una zampina rotta. E invece niente, il cosino era sotto una macchina circondato da tutti gli altri gatti che facevano barriera.
E così lo lasciai.
Ma la mattina dopo era di nuovo lì. Solo.
E ditemi se non è un segnale. Dovevo prenderlo. Ma eravamo entrambi terrorizzati, lui da me e io dalla paura che si lanciasse di nuovo. Ci misi ore e ore ma alla fine la fame lo stremò. Andò al piattino, io ero appostata lì e zang! In un secondo ce l’avevo finalmente nelle mani.
Sapete cosa ricordo di quel momento, in particolare? La sensazione di avere un uccellino fra le mani. Era così piccolo, così magro, così leggero. Dio solo sa da quanto non mangiava, e ora che potevo finalmente osservarlo da  vicino, mi accorsi che, oltre al pelo opaco e arruffato, alle orecchie nere di acari, aveva anche un occhio gonfio di pus.
Chiedo scusa per la foto un po’ sfocata, non era semplicissimo fotografarlo…

E quindi era in casa, e non se ne parlava di lasciarlo andar via. Andava curato e poi bisognava cercargli una famiglia, non esisteva che restasse con me, oh no, davvero impossibile, proprio non se ne parlava….. Così, nonostante il suo terrore, gli pulii le orecchiette, gli misi il Colbiocin nell’occhio, lo rifocillai, mangiò come un carrettiere, usò immediatamente la lettiera per esibirsi in una cacca che dire orribile è fargli un complimento, si lasciò chiudere nella sua cameretta e presumo dormì 24 ore.
Il giorno dopo, mentre ero lì a fargli le sue terapie e pulizie, non mi accorsi che Silver era entrata a curiosare. Il tempo di uscire un attimo e rientrare, e il misfatto si era compiuto. Non avrei mai potuto dar via questo scricciolino, Silver l’aveva adottato con tutte le sue forze.
Passarono cinque mesi prima che riuscissi a carezzarlo. In cinque mesi, lo scricciolino chiamato Mosquito ebbe la tigna, la rinotracheite e un inizio di gastroenterite bloccato sul nascere. Ogni volta che dovevo prenderlo per curarlo, era una violenza, ogni volta che gli davo le terapie era un passo indietro. Ci si innamora di chi si cura, è un fatto. Quando poi ti trovi a curare un cosino di 500 grammi che ce le ha tutte lui, allora capisci che quel cosino ha qualcosa di speciale.

Silver gli fece da mamma, in quei cinque mesi. Gli insegnò a giocare, a dormire sul letto,a non aver troppa paura degli umani. Ognuno era perso senza l’altro. Non dormivano se non appiccicati, e il loro amore era talmente esclusivo, che la mia sensazione fu di aver perso la mia piccola Silver per lui. 
I mesi passavano. Silver fu sterilizzata e lui passò la notte tenendo la sua zampina su di lei. Poi fu sterilizzato lui, e lei se lo coccolò. Imparò a dormire sul letto e a dilaniare la mia mano. Glie la lasciai dilaniare in modo che imparasse che una mano umana non è sempre pericolosa.
Si avvicinava la primavera, e con la primavera il momento dell’uscita. Non potevo fare altro. Cominciai a farli uscire sotto la mia sorveglianza, qualche ora, il giardino era recintato per Silver ma non per Mosquito, ma lui, essendo cresciuto con una gattina che non poteva saltare, non saltò.
Ma sapevo che era solo questione di tempo. Sarebbe andato via, quel gattino che ancora non si faceva toccare, sarebbe tornato ai suoi orti, ai suoi fratelli, io non potevo far altro che quello che avevo fatto, farne un micio sano, vaccinato e sterilizzato. Solo l’idea mi dava una stretta al cuore ma non avevo alternative. E un giorno uscì.
Sono passati più di due anni da quel giorno. Mosquito rientrò, come è sempre rientrato. Rientrò, e qualche mattina dopo per la prima volta si accoccolò vicino a me mentre dormivo, mi prese la faccia fra le zampine e mi diede dei morsetti sul mento. Non credo di aver mai provato un’emozione simile. Il mio gattino dagli occhi piccoli, non è venuto per caso e non se ne andrà. Quel gattino è venuto per Silver. Perché lei aveva bisogno di qualcuno che stesse con lei e che la proteggesse.
E quando Silver ebbe il primo attacco epilettico, fu lui che mi venne a chiamare. Fu lui che mi portò dove stava lei e rimase tutto il tempo vicino a noi mentre io cercavo di capire cosa stesse succedendo. E fu ancora lui col secondo attacco.  E fu sempre lui, quando Silver si incastrò con una zampetta fra due rami d’albero,
Io so che quando c’è lui, posso stare tranquilla.
Tante volte, quando li vedo abbracciati, mi passa per la mente un pensiero: “Non sapranno mai stare l’uno senza l’altro” Sì, certe volte penso che il giorno che uno volerà via, l’altro lo seguirà.
Ma poi scaccio questo pensiero come un nuvolone nero in un cielo di primavera. Noi siamo qui e ora, e questo è quello che conta. E quando li vedo come ora, in questo pomeriggio grigio di ottobre, dormire sul divano sereni, penso che, per essere i miei ultimi gatti, non avrei mai potuto avere di meglio.
Vi amo molto, piccoli, forse troppo. Ma le cose stanno così, e non vorrei mai cambiarle.


















By Giovanna

Un regno per Raperonz........opps Camilla!!!

Buongiorno care Zie, sicuramente vi ricordate di me perché sono bella, anzi bellissima. 
Sono la principessa Camilla, sembro una Norvegese, dico sembro perché in realtà sono mooolto più bella. Una come me dovrebbe stare in una reggia, invece stavo in un posto orribile, stile “case da incubo”, mangiavo schifezze e temevo seriamente che da lì sarei stata pure buttata in mezzo ad una strada: per fortuna come in un film (e il paragone ci sta perché oltre ad essere una principessa sono anche una diva) a quel punto arriva la cavalleria sotto forma delle volontarie di un’associazione che si chiama “I Mici di Lory”. Credo che siano specializzate nel trovare un reame a nobili diseredate come me, perché di lì a poco vengo portata da tal Natascia per una cosa che si chiama stallo: a me quella tipa piaceva proprio e speravo di restare con lei, ma spiando le sue telefonate e le sue mail scoprii che qualcosa di diverso bolliva in pentola. Si parlava di “controllo pre-affido”, di staffetta, di Milano… Oddio, ma è un posto lontanissimo, e poi magari quella che si propone come adottante è un’indegna, magari andrò a stare in un brutto posto con pessimo cibo! Ovviamente quando arriva il giorno della staffetta faccio del mio meglio per non entrare nel trasportino, ma quelle perverse mi ci cacciano a forza… o meglio, me lo fanno indossare perché in un trasportino io ci sto a mala pena. Comunque non perdo il mio aplomb e per tutto il lunghissimo viaggio non faccio un fiato, quando mi sbarcano a Milano in un posto chiamato Arca non faccio un fiato e quando mi chiudono in una gabbia resto artigliata alla mia cuccia. Neanche il tempo di capire cosa mi sta capitando che vengo prelevata nuovamente, messa in macchina sotto una grandinata da record e portata via da quella che si definisce adottante. Di lei, come prima impressione, posso dire che guida come una pazza: sotto la grandine tutte le auto si erano fermate a bordo via, lei invece procedeva decisa ululando frasi sconnesse tipo “Sì, tutti lì fermi, fata largo che arriviamo a casa prima!” Il che però mi fa pensare che effettivamente stiamo andando a casa… E se si trattasse di casa mia? Arriviamo e finalmente esco dal trasportino: il posto non è male, ci sono molti giocattoli, tiragraffi, ciotole piene… Ma ci sono anche altri gatti, 2 femmine abbastanza anonime e un maschio cattivo che mi soffia e ringhia. Ovviamente ignoro tutti, ignorerei volentieri anche l’umana: ma devo giocarmi bene le mie carte perché ho paura di essere nuovamente mandata via, quindi dopo appena qualche ora da che sono arrivata incomincio a strusciarmi e tirare testatine e morsetti d’amore. Ovviamente l’umana pollacchiona ci casca e si innamora di me al volo! Ormai è passato un anno e mezzo, ho affrontato qualche difficoltà e tuttora c’è qualche problemuccio: la mamma (perché ormai la chiamo così) è fissata con i bacini (a volte me li dà pure sulla bocca, che schifo), vuole pettinarmi tutti i giorni e pretende di lavarmi il sederino… Ma in compenso letto e divano sono a mia disposizione, il cibo è ottimo e abbondante, i balconi in sicurezza e l’amore certo non manca! Sognavo un regno, ma ho capito che regno è il luogo che possiamo chiamare casa.
By Donatella

mercoledì 23 ottobre 2013

Poi mi butti giù come fossi una bambola….. rattacchione uno di noi!

Dopo la storia dell’arrivo di Elfo, travagliato, desiderato e rocambolesco, parlarvi di Rattolo non è propriamente facile. O meglio sarebbe facile a voce, ma per iscritto diventa tutto più complicato perché non riesco ad esprimere i toni scherzosi ed i toni seri che sarò necessariamente costretta ad usare.
Bisogna per forza andar con ordine: agosto 2011, precisamente il 9, arriva quello splendido swiffer di Elfo. Avevo già prenotate le vacanze a Grado, per cui telefonavo quotidianamente alla mutti per tenermi informata sulla situazione felina a casa.
Tutto procedeva regolarmente, tutti belli e felici, me compresa. Che dovete sapere, che ogni volta che parto per star via più di 12 ore, praticamente allago casa, e stringo i mici modalità frittella, 10 minuti ciascuno salutandoli per bene. Cosa che non gradiscono per nulla! Insomma non vedevo l’ora di ritornare a casa.
Giunge il fatidico giorno di ritorno, spupazzamento generale della truppa felina, e così le giornate trascorrono tranquille. Nel frattempo Elfo si ambienta che è una meraviglia,  e sembra quasi raggiunta la pace in casa……
Quasi….
Perché a me il tarlo della gatta nera continuava a rodere in testa….
Siam così giunti ad aprile 2012.
Purtroppo muore il nostro Simba, piccolo scemo Simba. Di bianco vestito, ma mica candido, pure sporco, tanto che nemmeno il Perlana era riuscito a far qualcosa. L’adorato della mutti. Simba-scemo, chiamato affettuosamente, dato che non brillava certo per la sua incredibile intelligenza ( non a caso la mutti in persona ha contribuito alla scemenza del suddetto micio, facendolo cadere due volte quando era piccino picciò mentre lo salvava da dentro una campana del vetro, dove l’avevan gettato insieme alle due sorelle, Nala e Selvaggia, che comunque tenemmo).

Simba



Il clima era abbastanza teso in casa, e non si respirava più quella serenità che c’era prima. Mutti sull’orlo del tracollo fino a quando non ha visto Rattolo.
E lì è cominciata la manovra di adescamento nei miei confronti. Mentre io guardavo per la mia meritatissima gatta femmina e NERA, la mutti continuava giornalmente a mandarmi il link di questo micio. Di cui IO non ne volevo proprio sapere! Era un gatto di razza, un “maledetto” gatto di razza aggiungerei. Non ho feeling, io preferisco di gran lunga quelli sfigatelli, i gatti fantasia, quelli che son sempre diversi e mai in stile fotocopia. Questo è il problema dei gatti di razza che proprio non mi va giù. Oltre naturalmente a tutto il mercato che c’è dietro, allo sfruttamento delle povere gatte usate come forni da riproduzione, etc etc. E’ decisamente un argomento che mi fa ribollire il sangue, per cui non considero a priori l’adozione di un gatto di razza, a meno che non sia in pericolo di morte, sfrattato già per strada, ma con l’opzione ONLY stallo.
Ed ogni giorno che aprivo face book, che la mutti mandava il link di sto benedetto gatto, mi mettevo a sbraitare di smetterla di far l’egoista, che noi avremmo eventualmente salvato un gatto sfigato, o per meglio dire una gatta, e non uno di razza con pedigree che sicuramente aveva già ricevuto centinaia di proposte di adozione.
Ma la mutti mi è tedesca inside, tradotto è proprio crucca! Mica si arrende! Di concerto con la Lory, comincia un fitto scambio di email, tramando alle mie spalle per l’eventuale adozione.
Ed io continuo stoicamente a tener duro; e tengo duro fino a quando la Lory non mi manda una mail, in cui dice che il suddetto rattaccio brutto, spelacchiato, con la faccia da pipistrello è un gatto problematico. Ha rifiutato tutte le adozioni dettate dalla smania di aver un gatto di razza aggratis con pedigree ed ha bisogno di una famiglia che abbia la pazienza necessaria per rimetterlo in sesto. E quindi noi…..
Porca la paletta….. sfigato, brutto, di razza, pipistrelloso e pure rognato. C’aveva scritto Milani nel dna, pareva chiaro.
E la Kat capitolò di fronte alla storia di rattolo.

Perché voi non lo sapete, ma l’associazione de I mici di Lory  è meglio dell’Fbi e della Cia messe insieme, tutte le informazioni sono sempre state tenute in sordina, il mistero custodito meglio ancora di quello dei Templari.
La sua è una storia che mi ha avvelenato il sangue per mesi. Ed ancora mi parte la rabbia a ripensarci. Ma per il suo bene, e per il mio fegato, è bene che continui a rimaner nascosta. Quando sarà il momento, quando qualcuno si degnerà di levar le tende da questa terra, potrò gridare forte e chiara la sua storia.
Comprato, con fior di soldoni, da una VIP, perchè era di moda. Mia cara Vip, per lei la parola più gentile che riesco a trovare è semplicemente STRONZA. Per il pudore pubblico, mi asterrò da ogni eventuale altro commento.
Tenuto per 4 anni, sponsorizzato in varie interviste. Si vociferava, per sua stessa ammissione, che avesse comprato un attico per il suddetto. 
Ma lei, che non riusciva a dir il suo nome per un evidente problema di pronuncia, aveva dovuto modificare il nome dato dall'allevamento (sceeeeeeeeeema, sceeeeeema, sceeeeeema).
Per 4 anni portato come un trofeo, mostrato con orgoglio per quello che era: un oggetto pagato tanto. Ma l’affetto dove lo mettiamo?
Non ci ha pensato due volte questa cara signora. Preso e sbattuto in una pensione. L’oggetto è vecchio, disfiamocene. Certo i soldi non le mancano, quindi non è un problema fare i capricci.
E lui, si lascia andare…. Perde la sua forza, perde la sua grinta, perde la sua casa. Non si strappa la casa ad un siamese, che si affeziona in maniera quasi ossessiva alla sua padrona. E quindi si riduce a pesare 3 chiletti e qual cosina. Ok i siamesi non sono notoriamente dei gatti obesi, ma pesare così poco per un gatto adulto di costituzione grossa, vuol dire esattamente intravedere le ossa.
Ossa, storiaccia alle spalle, mutti che rompe, Lory che incalza, ed il mio cuoricino cede.
Viene dato il via libera, Lory felicissima ed anche la mutti. Io decisamente meno.
Vi sembrerà strano, ma comunque per me questa era un’adozione controvoglia. Ok il gatto era sicuramente bisognoso, ma proprio non riuscivo a farmelo andar a genio.
La fortuna vuole, che avendo già adottato Elfo, ovviamente non devo far un preaffido dalla mia amatissima Rosy (fiu pericolo scampato, son sopravvissuta una volta ma alla seconda ci son grandi possibilità di rimaner secca).
Tutto viene concordato: l’appello che girava su fb viene fatto sparire, e si organizza il viaggio della speranza. Come sempre quando decido di adottare un gatto, mi faccio dei gran km per andarlo a prendere. Per cui se l’altra volta ero andata a Bologna, questa volta esageriamo.
Appuntamento a Barberino del Mugello. Ancora più in giù. Ancora più strada da fare. Con in mezzo l’autostrada più schifosa, in grado di farmi venire il voltastomaco. La stramaledettissima Cisa. E notare che io di chilometri per lavoro ne faccio tanti, ma la Cisa e la Como-Chiasso dopo Monte Olimpino a 5 km dalla Svizzera, sono in grado di farmi venire un attacco isterico di tutto rispetto.
Ma per i gatti questo ed altro. Soprattutto per Lory. Lory riesce a farti fare qualsiasi cosa. Se lei è wonderwoman, noi comuni mortali non possiamo certo deluderla, e nel nostro piccolo dobbiam darci da fare. Per cui che Cisa sia.
Maggio 2012 si parte: fidatissimo Peugeot 206 blu del moroso, sabato mattina prestissimo si va. Niente fermate all’autogrill questa volta. Sono estremamente in tensione, l’aria nell’abitacolo si taglia tranquillamente con un grissino (come per il tonno, ed il riferimento non è a caso, poi capirete) e quasi non viene scambiata mezza parola.
Arriva prima l’altra staffetta di noi, ed io detesto a morte far aspettare le staffette, ma cavolo mi ero spupazzata 400 e passa km di botto, ho tirato quanto più potevo entro i limiti pur di esser puntuale.
Staffetta capitanata da nientepopodimenocheeeeeeeeeeeee Lory in persona!
Usti l’emozione! Qua mi voglion far morire! Prima Rosy attenta alla mia vita, poi conosco la grande capa di persona, in un’altra occasione conosco pure la mitica Fiammetta….. allora ditelo che attentate alle mie coronarie.
Che donna, signore e signori! Che gran donna! Non solo stupenda dentro ma anche bella fuori! Sta biondona con due occhi azzurri che guarda caso sono esattamente uguali a quelle del rattacchione.
Ma poteva il suddetto principe viaggiar da solo? E potevo forse io esimermi dal rivedere l’Arca di Milano? Certo che no! Per cui con me altri felini, destinazione paradiso, paradiso città ( ora il primo che mi cazzia Milano come paradiso città, avrà in regalo una splendida settimana di permanenza con il ratto e rancio a base di pasta. Apprezzerete, credetemi!).
Mi vengono consegnati tutti i documenti, libretti, pedigree, del quale talmente mi importa, che dico a Lory che se si può rivendere, di tenerlo pure così si poteva sfamare qualche altro micetto sfortunato. E mi viene svelata l’identità della Vip…. Cioè mi viene svelata, diciamo che Lory aiuta non poco una povera scema come me, che non aveva collegato il nome vero al nome d'arte.
Come sempre, ci si inverte nei ruoli. Il moroso al ritorno guida, io sto di fianco, tutti i mici sul sedile posteriore.
Tempo di entrare al casello di Barberino, e siamo già in coda. Con i gatti…. Maledizione….. riusciamo a passare in mezz’oretta, causa tir bruciato sulla nostra carreggiata, con Lory al telefono lievemente preoccupata che chiedeva aggiornamenti.
Tappa intermedia: Bologna a scaricar una bella micettina, poi si fila verso Milano. E ci arriviamo finalmente, nel tardo pomeriggio, cotti e stracotti e forse un pochino pure puzzolenti.
Perché in macchina si ride, si canta, si piange e si suda parecchio (tutto può sempre andar storto, e quindi si fa sempre un voto ai santi felini in paradiso, affinchè tutto possa andar bene).
E rifirmo i moduli riguardanti il signor Felino supremo, anche questo intestato alla sottoscritta ( e come rode alla mutti che il SUO gatto è legalmente MIO ghghhghg). Con l’amaro in bocca: perché in staffetta ho trasportato una micetta bellissima e pure rossa che mi aveva rapito il cuore. E con cui avrei volentieri fatto a cambio, dato che appena avevo visto il rattacchione, la prima cosa che mi è venuta in mente di dire è stata: “ simpatico”….. do you know what i mean?
Ma ormai ero in parola, e l’avrei portata a buon fine a costo di qualsiasi cosa.
Arriviamo finalmente a casa. Stremati. La mutti è al lago, quindi si perde egregiamente l’ingresso in casa che devo documentare stile reporter di guerra.
La presenza viene accettata dagli altri praticamente subito, i miei sì che son dei signori mici! Qualche soffiatina, passi felpati da giaguari panza a terra per 30 minuti e passa la paura.
Chi sputa e rogna è il siamesaggio di razza.
Ma come ha iniziato, prima o poi smetterà (questa la mia speranza).

E qui finisce la parte scherzosa/arrabbiata del mio racconto.

Perché ancora ho l’amaro in bocca e le lacrime che mi spuntano pensando al momento in cui l'ho visto uscire diffidente dal trasportino.
Ossa, ossa ed ancora ossa. Lui metteva fuori una zampa, io piangevo ( e piango pure ora che scrivo che vi credete).
Non era un gatto, o meglio non aveva più nulla della dignità di un gatto. Orecchie a sventola, grandi occhi, naso enorme, e da parte mia una fottuta paura di accarezzarlo per non romperlo.



Ti devi sentire una merda storica tu, ex padrona dei miei stivali. Ringrazia il cielo che c’è giusto qualche regione tra me e te, e fa in modo di non capitarmi tra le scatole, perché in galera ci vado e pure volentieri……
Ah ovviamente il nome è stato cambiato. Non volevo assolutamente che avesse più legami con la vita precedente. Blue Sapphire per me, Blue e basta per la sua mutti adorata. Rattacchio per gli amici, perché quando è arrivato sembrava solo un ratto, con sta coda lunga e magra.
Ed io che ho fatto così la rognosa per la sua adozione, mi son resa conto che è stata una vera adozione del cuore. Ridare speranza ad un gatto deluso dalla vita è la missione più difficile per un’adottante. Challenge accepted.
Dovreste sentire le esibizioni alla Pavarotti & Friends di cui ci delizia alle 3 del mattino…..
Ma questa è un’altra storia,  che sfocerà in un’altra adozione, perché a me il tarlo era rimasto.
Benvenuto Blue, Rattacchione del mio cuore. Faccio la dura, ma si sa che ti voglio un bene dell’anima.



By Katja